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Fiaba
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La mwbafiaba è una mwbqnarrazione originaria della mwbgtradizione popolare, caratterizzata da racconti medio-brevi e centrati su avvenimenti e mwbwpersonaggi fantastici (mwcafate, mwcqorchi, mwcggiganti e così via) coinvolti in storie aventi, a volte, un sottinteso intento formativo o di crescita morale.

Nonostante la tendenza generalizzata a considerare la mwfafiaba e la mwfqmwfgfavola come due sinonimi, questi termini possono anche riferirsi a mwfwgeneri ben distinti: secondo tale distinzione, la favola si baserebbe su canoni realistici, e sarebbe un componimento estremamente corto, in genere della durata di poche righe, con protagonisti mwgaanimali dal comportamento mwgqantropomorfizzato o esseri inanimati; la trama della favola cioè è condensata in avvenimenti semplici e veloci e, infine, l'intento mwggallegorico e mwgwmorale appare molto esplicito, a volte indicato dall'autore stesso come postilla al testo. Nella fiaba, invece, si troverebbe la presenza dell'elemento puramente mwhafantastico e mwhqmagico.

È diffusa l'opinione per cui le fiabe siano tradizionalmente pensate per mwhwintrattenere i bambini, ma non sempre è così: esse venivano narrate anche mentre si svolgevano lavori comuni, per esempio la mwiafilatura, lavori fatti di gesti sapienti, ma in qualche modo automatici, che non impegnavano particolarmente la mente. Erano per lo più lavori femminili ed è anche per questo che la maggior parte dei narratori è femminile, oltre al fatto che alle donne era attribuito il compito di cura e di intrattenimento dei bambini. Le fiabe erano piacevoli momenti per chiunque e, "davanti al fuoco", erano gradite sia dagli adulti che dai bambini di entrambi i sessi.

In mwigEuropa esiste una lunga mwiwtradizione orale legata alle fiabe, che riveste un grande interesse per la mwjascienza etnoantropologica. Diversi autori hanno raccolto fiabe tradizionali o creato nuove fiabe riprendendo creativamente gli mwjqstilemi delle fiabe tradizionali. Fra i trascrittori di fiabe più noti della tradizione mwjgeuropea si possono citare mwjwGiambattista Basile, il primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare, mwkaCharles Perrault (mwkqFrancia), i mwkgfratelli Grimm (mwkwGermania) e mwlaGiuseppe Pitrè (mwlqItalia), nonché i più recenti mwlgItalo Calvino (mwlwItalia), mwmaWilliam Butler Yeats (mwmqIrlanda) e mwmgAleksandr Afanas'ev (mwmwRussia).

Fra i creatori di fiabe più celebri troviamo il mwnqdanese mwngHans Christian Andersen, l'italiano mwnwCarlo Collodi (autore di mwoamwoqPinocchio), i mwogbritannici mwowJames Matthew Barrie (mwpamwpqPeter Pan), mwpgLewis Carroll (mwpwmwqaLe avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie) e mwqqKenneth Grahame (mwqgmwqwIl vento tra i salici), lo statunitense mwraFrank Lyman Baum (mwrqmwrgIl meraviglioso mago di Oz) e ancora mwrwGianni Rodari ed mwsaEmilio Salgari con le loro storie per ragazzi.

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Contents

Note

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La fiaba popolare

Le fiabe sono state tramandate a voce di generazione in generazione per lunghi secoli; i narratori di fiabe modificavano o mescolavano spesso gli episodi di una fiaba con quelli di un'altra, dando a volte origine ad un'altra fiaba.

Esse hanno un'origine popolare: descrivono la vita della povera gente, le credenze, le paure ed il modo di immaginarsi i re e i potenti.

Venivano raccontate da contadini, pescatori, pastori e montanari attorno al focolare, nelle mwtwaie o nelle stalle; non erano considerate, come ora, solamente racconti per bambini, ma rappresentavano un divertimento anche per gli adulti ed avevano grande importanza per la vita della città.

Le fiabe raccontano alcuni aspetti del reale, con una veste di storiella puerile e con un infallibile mwuqlieto fine: "mwugPollicino" abbandonato nei boschi, "mwuwCenerentola" segregata dalla matrigna e schiavizzata, "mwvaBiancaneve" che scappa e si rifugia nel bosco... possono essere visti come esempi della quotidianità del mwvqXIX e mwvgXX secolo.

Le caratteristiche delle fiabe

Tutte le fiabe del mondo hanno caratteristiche analoghe:cite-ref-1[1]

1. mwaaIndeterminatezza: personaggi, epoca e luoghi sono quasi sempre indefiniti (e remoti), spesso non nominati (fanno eccezione quelle fiabe in cui si parla di luoghi reali come mwaqInghilterra, mwagPortogallo od altri paesi, ma in realtà il nome non ha alcuna pretesa indicativa ed indica lontananza quasi inconcepibile) e non sono descritti (si dice «C'era una volta...», «In un paese lontano...», ma non si dice né dove né quando);
2. mwbaInverosimiglianza: i fatti presentati nel racconto sono spesso impossibili ed i personaggi inverosimili od inesistenti nella realtà quotidiana (molti fatti narrati possono accadere solo per mwbqmagia, molti personaggi esistono solo nella fantasia popolare o mwbgmitica e, non di rado, sono mwbwpersonificazioni di concetti astratti: il bisogno, il male, il dolore, ecc.);
3. mwcqmwcgManicheismo morale: si rappresenta sempre un mondo nettamente distinto in due (i personaggi sono: o buoni o cattivi, o furbi o stupidi e non esistono vie di mezzo... la ragione sta sempre da una sola parte);
4. mwdaReiterazione e ripetizione: i motivi sono sempre ricorrenti (gli elementi e gli episodi sono spesso presenti anche in altre fiabe). Esiste anche una ricorrenza narrativa di frasi o mwdqformule magiche;
5. mwdwApoteosi finale: c'è sempre un lieto fine (i buoni, i coraggiosi ed i saggi vengono premiati; le ragazze povere diventano principesse; i giovani umili, ma coraggiosi, salgono sul mweatrono; la virtù premiata; la bontà vince; ecc.). Nelle fiabe di magia, per usare un termine mweqproppiano, l'apoteosi è immancabile. Solo nelle fiabe letterarie il finale può essere tragico (un esempio è mwegmwewLa sirenetta di mwfaHans Christian Andersen);
6. mwfgScopo didattico: c'è sempre una mwfwmorale, anche se non espressa chiaramente come nella favola, che insegna a rispettare gli anziani e la mwgafamiglia, ad onorare le mwgqistituzioni (le persone che le incarnano sono degne di rispetto solo se "buone"), ad essere generosi con i poveri e gli umili, ma coraggiosi con i prepotenti (fino a sfidare le autorità) per migliorare il proprio destino.

Tra i personaggi della fiaba troviamo:

• Il protagonista, che è il personaggio principale e si tratta, quasi sempre, di un personaggio buono.
• L'antagonista, che è il personaggio cattivo ed ostacola il protagonista.
• L'aiutante, che è il personaggio che aiuta il protagonista.
• Inoltre, nella fiaba troviamo spesso un oggetto magico, che serve al protagonista per risolvere una situazione o un problema attraverso i suoi poteri magici.

Struttura della fiaba

Possiamo distinguere quattro elementi:

• Una situazione iniziale (esordio): consiste nella presentazione dei personaggi e della situazione di partenza. L'equilibrio iniziale della fiaba poi viene rotto dalla complicazione.
• La complicazione: l'equilibrio iniziale si rompe e da ciò si innesca lo svolgimento.
• Lo sviluppo: momento nel quale i fatti si susseguono e si intrecciano.
• Finale: nella conclusione la vicenda si avvia verso il lieto fine. L'eroe raggiunge il suo scopo e la situazione complicata si sistema.

Il linguaggio

Il linguaggio della fiaba è in genere molto semplice e ricco di modi di dire e di formule popolari. Viene solitamente utilizzato il discorso diretto.

Sono frequenti e quasi obbligatorie le ripetizioni e le triplicazioni, perché raccontare tre volte lo stesso fatto aveva lo scopo di allungare la storia, di renderla più chiara e di prolungare la sensazione di mistero. Le formule d'inizio e le formule di chiusura sono quasi sempre le stesse («C'era una volta...», «In un paese lontano...», «mwkg [...] e vissero tutti felici e contenti»), numerose le mwkwformule magiche e le mwlafilastrocche.

Come nella mwlgpubblicità, la ripetizione e la ridondanza permettono una migliore penetrazione dei contenuti ed una più persistente mwlwmemorizzazione, ma, prima di questo, corrispondono ad un'esigenza propria della mwmadidattica infantile.

Il tempo

Il tempo della fiaba ha caratteristiche proprie particolari, che presentano analogie con il mwnasogno. In primo luogo il tempo della fiaba è astorico, cioè non si può posizionare in un periodo storico preciso. In secondo luogo il suo fluire è solitamente irregolare, non assimilabile al tempo scandito dall'orologio; a volte sono presenti dei mwnqmwngflashback, dove si parla di cose o persone "perdute" o, comunque, avvenimenti spiacevoli avvenuti nel passato. Inoltre, spesso le fiabe vengono ambientate nel mwnwMedioevo (anche se non esclusivamente), epoca storica nella quale predominava la mwoamonarchia, mettendo in risalto la mwoqromanticità di essere un personaggio di stirpe reale (mwogprincipe o principessa) e trascurando, invece, l'aspetto della condizione economica del popolo.

Si può dire, infine, che le fiabe vengono, solitamente, collocate in uno spazio temporale irreale, strutturandole sulle basi di antiche mwpaleggende (con mwpqdraghi, animali parlanti, ecc.), stimolando in tal modo la fantasia e la creatività del bambino ed aiutandolo a creare attorno a sé un mondo che sarà di aiuto per la sua mwpginfanzia; l'importante è che egli, con il passare degli anni, impari a fare buon uso della fantasia, senza confonderla con la realtà.

Il rito d'iniziazione

Si pensa che esista una relazione tra la fiaba e i riti di iniziazione cioè quei riti attraverso le quali i giovani, affrontando e superando delle prove, dimostravano il loro valore prima di iniziare la vita da adulti, basta pensare alle prove che devono superare i personaggi delle fiabe prima di raggiungere il lieto fine. Un esempio è la fiaba di Hansel e Gretel.

Nel 1946 appariva in mwqgrusso il mwqwsaggio di mwraVladimir Propp mwrqLe radici storiche dei racconti di fate e già nel 1949 usciva a mwrgTorino nella traduzione italiana di Clara Coisson.cite-ref-2[2] Il libro sulle radici storiche doveva essere in origine il capitolo conclusivo del saggio sulla morfologia della fiaba: dopo averne studiato la forma, il mwtafolklorista ne indagava le origini, la genesi con l'ausilio delle ricerche mwtqetnografiche del tempo. Ma la ricerca si sviluppò tanto da diventare un libro a sé stante.

La conclusione che mwtwVladimir Propp raggiunge attraverso un lungo esame analitico è che per la maggior parte gli elementi costitutivi delle fiabe risalgano a riti e mwuamiti "primitivi" (del regime del mwuqclan), e più specialmente riguardanti il "ciclo d'iniziazione" e le "rappresentazioni della mwugmorte".

Le fiabe popolari, soprattutto quelle di magia, sono quindi il ricordo di un'antica cerimonia chiamata mwvarito di iniziazione che veniva celebrata presso le comunità primitive.

Durante questo mwvgrito veniva festeggiato in modo solenne il passaggio dei ragazzi dall'mwvwinfanzia all'età adulta. Essi venivano sottoposti a numerose prove con le quali dovevano dimostrare di saper affrontare da soli le avversità dell'ambiente e di essere pertanto maturi per iniziare a far parte della comunità degli adulti.

Dopo le prove, i ragazzi e le ragazze, come in una mwwqrappresentazione teatrale guidata spesso da uno mwwgstregone, dovevano "morire" per celebrare la morte dell'infanzia. Questa loro morte temporanea veniva di solito provocata con mwwwsostanze stupefacenti e al risveglio i giovani venivano considerati adulti.

Dal rito alla fiaba

Col passare del tempo il rito d'iniziazione non si celebrò più e ne rimase solamente il ricordo, ma gli anziani continuavano a ripeterlo nei loro racconti.

Il racconto degli anziani venne tramandato per secoli e secoli, con trasformazioni continue, anche quando il ricordo del rito si era perso del tutto e nacque così la fiaba.

Nella fantasia di chi tramandava i racconti i giovani, sottoposti al rito, sono diventati i protagonisti delle fiabe, gli mwyastregoni sono diventati i personaggi che fanno paura come gli mwyqorchi, le mwygstreghe, i mwywmostri, i mwzalupi e le armi, che ricevevano i ragazzi, sono diventate i doni magici che i protagonisti delle fiabe ricevono dagli aiutanti che incontrano.

Ricerca e interpretazione

Lo studio dei racconti popolari inizia poco dopo il 1900 e si rivolge quasi esclusivamente alla fiaba e alla mwzwsaga, mentre l'interesse per altri generi narrativi nasce solamente negli ultimi decenni.

Uno dei più grandi studiosi della fiaba del ‘900 fu lo studioso russo mw0qVladimir Propp che negli anni '20 del Novecento nella sua opera mw0gMorfologia della fiaba, ha esaminato molte fiabe tradizionali e ha osservato che in ogni fiaba si possono riscontrare degli elementi costanti, che si ripetono da una fiaba all'altra come delle situazioni e dei personaggi ben definiti e in contrasto tra loro. A questi elementi ha dato il nome di Ruoli e Funzioni.

Oltre alle fiabe tradizionali esistono anche fiabe moderne che, rispetto a quelle tradizionali, hanno caratteristiche molto diverse. Infatti le fiabe moderne sono ambientate ai giorni nostri o in tempi vicini a noi. Possono contenere indicazioni precise sia di tempo che di luogo. A volte manca addirittura il lieto fine ed in genere il linguaggio è più scorrevole e corretto. Uno degli autori più famosi che ha rivoluzionato il modo di scrivere le fiabe è il famoso scrittore mw1aGianni Rodari.

Differenza tra fiaba e favola

Entrambi sono racconti fantastici; nella fiaba, tuttavia, potremmo trovare personaggi umani oltre che animali parlanti. Nella favola, invece, ci sono spesso solo animali antropomorfizzati. In entrambi i generi il tempo è indefinito mentre il luogo nelle fiabe è quasi sempre una casa stregata, un castello, un bosco incantato, mentre nelle favole le vicende si svolgono in luoghi naturali come, ad esempio, campi, vigneti o boschi.

Elemento che non troviamo nelle favole è l'oggetto magico, fornito da aiutanti del protagonista per aiutarlo a raggiungere il suo obiettivo. Un elemento conclusivo che si può trovare nelle fiabe ma non sempre nelle favole è il lieto fine. Al termine del racconto, la morale è esplicitata nelle favole mentre non è centrale nella narrazione fiabistica e viene solitamente spiegata dallo scrittore.

I fratelli Grimm

I mw3wfratelli Jacob (1785-1863) e Wilhelm (1786-1859) Grimm sono da ritenersi i fondatori della ricerca sul racconto popolare, in particolare sulle fiabe. Secondo le teorie di quell'epoca, i fratelli Grimm partono dall'idea che ogni popolo ha una sua anima che si esprime con la massima purezza nella mw4alingua e nella mw4qpoesia, nelle mw4gcanzoni e nei mw4wracconti.

Essi però sostengono che, con il trascorrere del tempo, i popoli hanno perduto in parte la propria lingua e la propria poesia, soprattutto nei ceti più elevati e può, quindi, essere ritrovata solamente negli strati sociali inferiori. In questa ottica, le fiabe sono i resti dell'antica cultura unitaria del popolo e costituiscono una fonte preziosa per la ricostruzione di quella cultura più antica.

Nel 1812 e nel 1815 pubblicarono due volumi dei mw5gKinder- und Hausmärchen, per un totale di 156 fiabe che formano il punto di partenza dello studio dei racconti o fiabe popolari. Mentre in un primo momento essi partono dall'idea che le fiabe siano tutte di origine mw5wtedesca, nel 1819, nella seconda ristampa della loro opera, essi introducono il concetto che esista un passato mw6aindoeuropeo per spiegarne le affinità.

Altre teorie interpretative

La pubblicazione di mw6wKinder- und Hausmärchen stimola, in mw7aGermania e in altri paesi, un'intensa attività di raccolta e di pubblicazioni.

Si scopre così che fiabe simili compaiono anche al di fuori dell'mw7gEuropa, nell'mw7wIndia, ma anche nei territori linguistici mw8asemiti e mw8qturchi e presso i mw8gcinesi.

Nel 1859 l'indianista mw9aTheodor Benfey (1809-1881) propone la teoria che le fiabe siano nate in India, non come mw9qmiti, ma come racconti didascalici mw9gbuddhisti, e che siano giunte in Europa principalmente attraverso vie mw9wletterarie, come mw-amw-qLe mille e una notte.
Ma anche questa teoria gradualmente dovrà essere abbandonata, perché si incontrano racconti che presentano le caratteristiche delle fiabe anche presso popolazioni che non hanno avuto mai contatti con la cultura indiana.

Un altro filone interpretativo di fiabe e miti è quello in chiave mw-aalchemico-mw-qermetica, di cui uno dei fondatori potrebbe essere considerato il mw-gbenedettino Dom Antoine-Joseph Pernety (1716-1796), autore de mw-wLe favole egizie e greche e di un mwaqaDizionario mito-ermetico; anche se la tendenza ad interpretare le leggende popolari e letterarie del passato come trasposizioni mwaqesimboliche di un iter iniziatico legato alla "Grande Opera dell'mwaqiAlchimia" è diffusa presso numerosi autori di questa antica disciplina mwaqmesoterica. Fra gli studi più recenti (in mwaqqlingua italiana) si trova mwaquAlchimia della Fiaba di mwaqyGiuseppe Sermonti.

Il contributo dell'antropologia

Nella seconda metà dell'mwaqkOttocento, per merito dell'mwaqoantropologia, si sviluppano idee sulla cultura umana che influenzeranno anche la ricerca sulle fiabe.
Nasce infatti la convinzione che tutti gli uomini, a qualsiasi mwaqwrazza o mwaq0cultura appartengano, possiedono fondamentalmente la stessa struttura mwaq4psicologica e se esistono differenze, queste sono di carattere culturale. Questa teoria implica che le fiabe e i motivi fiabeschi possano aver avuto origini dovunque, indipendentemente l'uno dall'altro.

L'interpretazione della fiaba di mwaraVladimir Propp si basava già sugli studi dell'mwareantropologia occidentale allora disponibili; essa fu proseguita, sviluppata e modificata dal folclorista e mitologo Eleazar mwariMeletinskij e da un gruppo di studiosi da lui coordinati: la struttura della fiaba riconosciuta da Propp nella sequenza di trentuno funzioni fu riorganizzata in tre prove principali; inoltre furono messe in relazione le forme della fiaba in tutto il mondo con le prime forme della mwarmnarrazione mitologica, come le mwarqleggende sui mwarumwarytrickster.

L'interpretazione di Sigmund Freud

Nel 1900 mwarkSigmund Freud pubblica mwaromwarsL'interpretazione dei sogni e spiega che quando l'uomo, nella sua vita, reprime qualche desiderio della vita mwarwistintuale, questo ricompare sotto forma di mwar0sogno durante il mwar4sonno e di mwar8sintomo durante la mwasaveglia. Egli porta due esempi di sogni collegati alle fiabe:

• il primo è il sogno in cui ci si trova nudi in compagnia degli altri, che secondo Freud nasce dal desiderio infantile di spogliarsi davanti ai genitori e che produce una sensazione di piacere e che darebbe origine alla fiaba de mwasmmwasqI vestiti nuovi dell'imperatore, di mwasuHans Christian Andersen;
• il secondo esempio riguarda il sogno della morte di un familiare amato, che Freud collega al desiderio mwascinconscio del ragazzo di mwasguccidere il padre per prenderne il posto accanto alla madre. Da qui nascerebbe il mito di mwaskEdipo.

La mwassteoria psicoanalitica ha indotto moltissimi studiosi a vedere nella fiaba la risoluzione mwaswcatartica dei problemi del bambino in crescita. In effetti gli mwas0eroi delle fiabe spesso sono giovani che devono trovare la loro strada nel mondo, combattendo contro l'mwas4orco e il loro iniziale fallimento è interpretato in molti casi come l'incapacità di mwas8emanciparsi dall'influenza dei mwatagenitori che non l'aiutano in questo processo di formazione.

Gli archetipi di Carl Gustav Jung

Un'altra importante direzione nello studio della fiaba nasce dalla mwatmpsicologia di mwatqCarl Gustav Jung e della sua mwatuscuola.
Jung sostiene che ogni essere umano desidera sviluppare le sue innate potenzialità e che a questo scopo l'mwatcinconscio e la mwatgcoscienza devono cooperare.cite-ref-3[3]
Se questo processo non si sviluppa in modo armonico, ha luogo una reazione dell'inconscio che si esprime nei sogni, nelle mwat4fantasie e nelle fiabe, che mostrano appunto profonde affinità presso i popoli di tutto il mondo.

Queste modalità di relazione sono chiamate da Jung mwauamwauearchetipi. Pertanto, l'inconscio può esprimersi nell'immagine archetipa del grande bosco o del mare che l'mwauyeroe o l'mwauceroina della fiaba devono attraversare. Jung interpreta anche i personaggi come figure archetipe. Se l'eroe, egli dice, non riesce più ad andare avanti e viene un vecchio in suo aiuto, il vecchio rappresenta uno degli archetipi dell'mwaukanima, del mwauogiudizio, della mwausconcentrazione mentale, ossia un modello mwauwetico di mwau0comportamento. Per esempio uno di questi archetipi è mwau4Yama, il "trasportatore d'anime" nelle culture orientali.

Altri studi sulla fiaba

Hedwing von Beit, una studiosa della scuola junghiana, dà questa interpretazione alla fiaba di mwavimwavmHänsel e Gretel: poiché i bambini non sono attrezzati alle difficoltà della vita essi diventano le vittime della strega che è l'antagonista dello spirito e solamente quando essi riescono ad affrontarla con sicurezza vi è il lieto fine.

Altrettanto importante è mwavuMarie-Louise Von Franz, allieva di C. G. Jung, la quale ha dedicato numerosi suoi scritti sull'argomento fiabesco (mwavyLe fiabe interpretate, mwavgIl femminile nella fiaba, mwavoL'ombra e il male nella fiaba).

Si è occupato dello studio della fiaba anche il fondatore dell'mwav0antroposofia, mwav4Rudolf Steiner, che considera le fiabe come un mezzo per risvegliare l'mwav8anima alla vita, in un mondo moderno che non ne permette più l'espressione.
Ad esempio, analizzando la fiaba di mwawemwawiTremotino, vede nelle vicende del personaggio la forza che dà all'anima (la figlia del re) la capacità di realizzare uno scopo (trasformare la mwawmpaglia in mwawqoro) in questo mondo pieno di avversità.

Tra l'mwawyOttocento e il mwawcNovecento i mwawgfinlandesi mwawkKaarle Krohn e mwawoAntti Aarne elaborano il metodo storico-geografico. Questo metodo cerca di stabilire, sulla base del maggior numero di varianti letterarie e orali di una fiaba, il territorio di diffusione e di ricostruirne la forma originale.

Il metodo storico-geografico ha avuto grande importanza nell'evoluzione della ricerca sulla fiaba e ne è nato, nel 1910, il mwaw0Catalogo delle fiabe di Aarne, nel quale ad ogni fiaba è attribuito un numero. Sulla base del metodo storico-geografico sono sorti nel corso del tempo decine di cataloghi regionali o nazionali.

Allo stesso Aarne si deve anche un altro metodo di classificazione molto noto; il metodo si basa su un "indice dei tipi" e fu rivisto ed esteso da mwaxcStith Thompson, per cui viene chiamato metodo di mwaxgAarne-Thompson. L'indice dei tipi raccoglie circa 2500 "motivi" ricorrenti nelle fiabe, consentendo di descrivere in forma numerica (e quindi catalogare in modo efficace) ogni fiaba.cite-ref-4[4]

Nel periodo prebellico la tradizionale ricerca sulle fiabe si rivolgeva principalmente al contenuto ed esclusivamente di quelle fiabe che si ritenevano molto antiche; tuttavia, dopo la mwax4prima guerra mondiale, all'interesse per il narratore si unisce l'interesse per gli ascoltatori e, di conseguenza, l'interesse per il contesto sociale in cui si colloca la narrazione.

Il noto psicoanalista austriaco mwayaBruno Bettelheim (morto nel 1990, autore del libro: mwayeIl mondo incantato)cite-ref-5[5]cite-ref-6[6]cite-ref-7[7] analizza il significato psicologico della fiaba e l'aiuto che può offrire nel delicato periodo della crescita dell'individuo. La fiaba evoca situazioni che aiutano il bambino ad elaborare le difficoltà che deve affrontare nel corso della sua esistenza. Ogni fiaba proietta nel lieto fine l'integrazione di qualche conflitto interiore. mway4mway8Hansel e Gretel, che alla fine sconfiggono la perfida mwazastrega, dimostrano che è possibile superare la mwazepaura, frequente nel bambini, di mwaziessere abbandonati dai propri genitori. In mwazmmwazqPollicino è il "mwazupiccolo uomo" intelligente a sconfiggere il feroce e stupido mwazygigante.

Ai giorni nostri mwazgClarissa Pinkola Estés (una psicologa autrice del libro: mwazkDonne che corrono con i lupi - Il mito della donna selvaggia)cite-ref-8[8] ha raccolto una notevole mole di materiali attinto dal mondo delle fiabe e dei racconti popolari e su tale base ha costruito un'interpretazione mwaz4psicoanalitica, enucleando una serie di archetipi di tipologie femminili utili per descrivere la mwaz8psiche della donna. La psicologa parte dal presupposto che in ogni donna si nasconde un essere naturale e selvaggio, una forza potentissima formata di istinti e creatività passionale. La donna selvaggia rappresenta, secondo l'autrice, una specie gravemente minacciata.cite-ref-9[9] Benché la sua presenza sia innata, secoli di cultura e civiltà l'hanno soffocata cercando di rintuzzarne gli slanci più pericolosi, incanalandola in uno mwaaqstereotipo rigido di sottomissione.

I trascrittori di fiabe

Per lungo tempo le fiabe popolari furono tramandate solo oralmente; solo in seguito alcuni studiosi e scrittori le raccolsero dalla viva voce del popolo e le trascrissero, cercando di conservare le caratteristiche del "linguaggio parlato".

Fra le più conosciute trascrizioni di fiabe ci sono quelle di ambiente mwaagarabo, raccolte nel mwaakSettecento, in mwaaomwaasLe mille e una notte, la raccolta delle fiabe popolari nel mwaawmwaa0Pentamerone di mwaa4Giambattista Basile, mwaa8mwabaI racconti di Mamma Oca di Charles Perrault, le fiabe tedesche riscritte dai fratelli mwabeJakob e Wilhelm Grimm nell'mwabiOttocento, le fiabe e i racconti popolari siciliani raccolti da mwabmGiuseppe Pitrè alla fine del XIX secolo, le mwabqSessanta Novelle Popolari Montalesi di mwabuGherardo Nerucci e le mwabymwabcFiabe italiane, tradotte in italiano da trascrizioni mwabgdialettali già esistenti, da mwabkItalo Calvino nel 1956.

La cultura dei popoli nelle fiabe

Tutte le fiabe hanno in comune numerosi tipi di personaggi e narrano fatti molto simili, ma a una lettura attenta si scopre che esse, pur nella loro somiglianza, rivelano culture differenti.

Ogni popolo ha infatti ambientato le proprie fiabe nel mwab0paesaggio in cui viveva e, narrandole, ha fatto continui riferimenti alle proprie abitudini, alle proprie tradizioni, alle regole della propria società.

Il mwab8popolo russo ha tramandato le sue fiabe ambientate nella mwacasteppa, con mwacezar e zarine, gli mwaciInuit le hanno ambientate tra i mwacmghiacci, con cacciatori di mwacqfoche e di mwacuorsi; i mwacypopoli nordamericani nelle mwaccpraterie, con mwacgbisonti e mwackcoyote.

Anche gli eroi sono diversi, secondo il paese nel quale è ambientata la fiaba, e se in mwacsEuropa si tratta spesso di principi o mwacwciabattini, in mwac0Arabia abbiamo mwac4sceicchi o mwac8beduini, in mwadaCina mwademandarini o filatori di mwadiseta. Così come sono diversi gli esseri fantastici o soprannaturali. Nelle fiabe ambientate in Europa si trovano i mwadmdiavoli, gli mwadqgnomi, i mwadumwadytroll, la strega mwadcmwadgBaba Jaga, in mwadkCina i mwadodraghi, nei territori islamici i mwadsmwadwdjinn.

Attraverso le fiabe si possono ricavare moltissime informazioni, utili per conoscere la vita dei popoli nel passato e molto spesso anche nel presente.

La fiaba d'autore

Per molto tempo le fiabe furono esclusivamente patrimonio del popolo e mwaeatramandate oralmente, ma in seguito questo tipo di racconto si diffuse in ambienti diversi, per esempio tra i mwaeenobili, nelle mwaeicorti.
Ci furono così scrittori che incominciarono a rielaborare le fiabe e a trascriverle usando un linguaggio più raffinato, aggiungendo nuovi episodi e, spesso, inventandone di nuove.

Nacque, in tal modo, la fiaba d'autore che divenne un vero e proprio mwaeugenere letterario.
Così, se le fiabe popolari sono il prodotto della mwaectradizione, le fiabe d'autore nascono dall'inventiva di uno scrittore che, pur ispirandosi spesso alle fiabe della mwaegtradizione orale, si esprime con un linguaggio diverso e con motivi nuovi.

Fra gli autori più famosi di fiabe ci furono in mwaeoItalia mwaesGiovanni Francesco Straparola, autore de mwaewmwae0Le piacevoli notti, e mwae4Giambattista Basile che, nel mwae8XVII secolo, scrisse il mwafaPentamerone o mwafemwafiLo cunto de li cunti, in cui rielaborò in mwafmlingua napoletana cinquanta fiabe popolari, in mwafqFrancia mwafuCharles Perrault che scrisse, sempre nel XVII secolo, mwafymwafcI racconti di Mamma Oca ispirandosi a motivi popolari e in mwafgDanimarca mwafkHans Christian Andersen che rielaborò alcune fiabe popolari e ne scrisse molte di nuove; anche gli scrittori di mwaforomanzi come mwafsOscar Wilde si sono dedicati alla fiaba: nel 1888 Wilde pubblicò mwafwThe Happy Prince and Other Stories.

Grande teorico della fiaba fu mwaf4J. R. R. Tolkien, che nel suo saggio mwaf8Sulle Fiabe, contenuto nella raccolta mwagamwageAlbero e foglia, analizza il genere studiandone origini, significato e funzione, e facendo un'attenta analisi di molti racconti di ogni tempo che possono essere considerati, più o meno, appartenenti al genere della "fiaba".

L'eredità della fiaba

Ancora oggi, nelle opere degli scrittori moderni, possiamo riconoscere l'eredità della fiaba. Nei mwagqracconti fantastici, nelle storie di mwagufantascienza, mwagymwagcfantasy e mwaggmwagkhorror e in altri generi di mwagonarrativa, dove s'incontrano esseri incredibili e accadono fatti straordinari come nelle fiabe, ma è soprattutto nella mwagsnarrativa per ragazzi ad essere evidente l'eredità della fiaba. Sono state ereditate, si pensi, attraverso generazioni e generazioni con l'ascolto.

Note

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Bibliografia

Testi ordinati alfabeticamente secondo il COGNOME dell'autore

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Voci correlate

• mwaoyFavola
• mwaooMitologia
• Parodia delle fiabe

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itfiaba, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
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